Coda di Volpe a “La Fame”

Primo post! L’emozione e l’impazienza sono a mille, così come le cose da dire!

Ma andiamo con ordine!

Il 6 febbraio sono stata in un ristorante di Perugia, La Fame, che si trova in Via della Viola, una delle vie più affascinanti e bistrattate del centro storico, che sta ora vivendo un Rinascimento che i cittadini e i residenti hanno contribuito a creare.

A La Fame sarà dedicato un post a parte in futuro, perché la ventata di novità che ha portato con la sua apertura circa un’anno fa necessita di qualche approfondimento in più.

Ma parliamo del vino in questione che lo squisito Giuseppe mi ha fatto degustare.

Coda di Volpe.

Già il nome è tutto un programma. Se volete fare un po’ i fighi, già solo ordinarlo vi riempirà la bocca. Aggiungete poi che è un vitigno antico, menzionato già da Plinio il Vecchio, e farete anche la figura degli storici acculturati.

Credevo di non averlo mai assaggiato e invece ho successivamente scoperto che esiste un grande esempio di Coda di Volpe che avevo avuto occasione di degustare ed apprezzare, il Paski di Cantina Giardino. Anche questo meriterà un discorso a parte.

Il Coda di Volpe che ho assaggiato è dell’Azienda Coletta, di cui non ho trovato infomazioni online. E’ un vitigno a bacca bianca tipico del Sannio. Annata 2013, frizzante.

E’ un vino che macera sulle bucce per due giorni, poi va in vasca di cemento ed infine fa affinamento in bottiglia, nessun passaggio in legno. La macerazione e la frizzantezza, nel caso della mia bottiglia pochissima, almeno alla vista, conferiscono al vino un colore giallo aranciato e una certa opalescenza nel bicchiere.

Un classico orange wine, mi verrebbe da dire.

Al naso si presenta già profumatissimo ed invitante, con aromi dolci, freschi ed estivi, come l’albicocca, la pesca ed il melone. Secondariamente, in particolare dopo l’assaggio arriva anche un vago sentore di alloro.

Questa è la parte divertente, la “caccia al tesoro” dei vari profumi e sapori, soprattutto quando si è in più persone!

Mi è stato servito intorno agli 8° C, ma per gusto personale direi che può essere servito ad un paio di gradi in più per apprezzare ancora meglio i profumi ed i sapori. La frizzantezza, quasi assente nel bicchiere, si percepisce invece in bocca, ma non tanto nel senso fisico delle bollicine sulla lingua, quanto nella vellutatezza e rotondità. Come spesso accade con i vini naturali, questo può variare da bottiglia a bottiglia: può capitarne una che spumi come una come questa. Per quanto riguarda gli abbinamenti, io l’ho gustato accompagnato ad un dentice in crosta di patate, ma credo che funzioni bene anche con formaggi e salumi.

In conclusione, un gran bel bianco macerato, che può accompagnare una cena dall’inizio alla fine, in quanto versatile e piacevolissimo!

calice di Coda di Volpe

calice di Coda di Volpe

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