Prosecco Casa Coste Piane

Oggi dedico questo post ad uno dei miei prodotti del cuore, il Prosecco Casa Coste Piane di Loris Follador.

E’ un vino importante anche per questo blog, perchè davanti a un calice (e poi un altro!) di questo Prosecco io e il co-autore e amico Simone abbiamo deciso di partire per questa avventura che è riscoprire il Gusto.

E’ stato il primo prosecco a rifermentazione naturale che abbia assaggiato e a tutt’oggi è ancora il mio preferito (è stato il vino di apertura con cui ho festeggiato il mio compleanno!).

prosecco Casa Coste Piane

prosecco Casa Coste Piane

Altri esempi di bollicine a rifermentazione naturale sono Il Costadilà, il Casa Belfi Colfondo e il Glera frizzante di Mauro Lorenzon. Ho avuto occasione di assaggiare anche un bel rosato, Subconscio dell’Azienda Agricola Marton, che non è un prosecco, ma altrettanto buono come aperitivo.

E’ una grande certezza, perché anche nei posti più convenzionali che esistano, se hanno un prosecco “col fondo”, spesso  è questo. E ti sei salvato l’aperitivo (almeno io).

Il metodo a rifermentazione spontanea in bottiglia consiste nel non aggiungere lieviti selezionati, ma solo mosto fresco. Ovviamente no autoclave per l’aggiunta di anidride carbonica (ma questo mi pareva scontato!). Un po’ un metodo classico, insomma, non si aggiunge nulla e la frizzantezza la danno solo i lieviti spontanei in bottiglia, da cui l’appellativo “sur lie”. I lieviti finiscono con il depositarsi sul fondo (in alcuni casi, tipo il Glera di Lorenzon, anche parecchio!) quindi se vedete il fondo non vi spaventate, anzi: mano a mano che si va avanti nel bere la bottiglia questo influisce sul sapore positivamente. Ogni calice un nuovo gusto.

notare cosa viene scritto sul sedimento!

notare cosa viene scritto sul sedimento!

Perché mi piace tanto? Semplice, a differenza dei comuni prosecchi qui senti la frutta e le bollicine non sono troppo invadenti. Già al naso la freschezza e la dolcezza invitano subito all’assaggio, in maniera quasi magnetica. In bocca è piacevolissimo, adatto anche a chi non è un grande bevitore (avendo amiche astemie o quasi, è un aspetto a cui faccio sempre caso!) proprio per la caratteristica della dolcezza, dei sapori agrumati e freschi che lasciano la bocca pulita e pronta per un altro sorso. E poi, come previsto, l’assenza di molti interventi dall’esterno, fa sì che i lieviti facciano un po’ da soli, dando prodotti non standardizzati (cosa che per il commercio è sempre rischiosa) ma conferendo molta più qualità, perché il prodotto di partenza, ovvero l’uva, deve necessariamente essere già di altà qualità: non c’è trucco, non c’è inganno.

In quanto prosecco è ovviamente indicato per l’aperitivo: qui si può spaziare da verdure grigliate o sottolio, quiche, panini al sesamo fino ad arrivare a formaggi non troppo stagionati e salumi.A Perugia l’ho bevuto da Vivace in Corso Vannucci e all’Officina in Corso Cavour.

La bottiglia finirà prima che ve ne rendiate conto!

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